La crescita zero del Pil nel secondo trimestre dell’anno disattende le speranze che il governo Renzi aveva in merito alla ripresa economica.

I dati relativi all’andamento di aprile, maggio e giugno ci riportano infatti al 2014, quando l’Italia boccheggiava tentando di uscire dalla recessione.

Con deficit e debito pubblico in probabile aumento il premier difficilmente potrà chiedere maggiore flessibilità sui conti ai dirigenti dell’Unione Europea, e anche se l’operazione fosse fruttuosa la crescita impercettibile rende difficile trovare le risorse per portare avanti investimenti e riforme sulle pensioni.

Il Pil del secondo trimestre è dunque uguale a quello dell’anno scorso, mentre per quanto riguarda la base annuale la crescita si situa intorno allo 0,7%; il trimestre precedente però si era fatta registrare una crescita dello 0,3% (che gli esperti tendevano a vedere riconfermata) e dell’1% su base annua .

Si tratta di dati demoralizzanti anche pensando al fatto che i tre mesi in oggetti hanno avuto un giorno lavorativo in più rispetto a quello precedente e all’analogo trimestre del 2015. Se il trend di crescita zero dovesse essere confermato per tutto il 2016 la variazione del Pil si fermerebbe allo 0,6%.

Sia Regno Unito che Stati Uniti hanno fatto meglio (+0,3% e +0,6% rispettivamente), mentre anche la Francia si è fermata a zero. La media europea si è attestata invece sullo 0,3% rispetto al trimestre precedente e sull’1,6% se confrontato con l’anno scorso.

Andrea Goldstein, managing director di Nomisma, afferma che in “l’Italia conferma le sue difficoltà di lungo periodo: non c’è alternativa a una politica economica nel segno delle misure strutturali e del recupero della competitività erosa da troppi anni di timidezza“.