Il famoso stilista francese ormai novantenne ama l’Italia e in particolare Venezia a tal punto da regalarle un faraonico progetto: le Palais Lumière.

Ma cos’è le Palais Lumière?( Qui il video di presentazione )

Per chi non lo sapesse, Pierre Cardin nasce in provincia di Treviso nel 1922, per poi seguire a soli due anni, i genitori a Parigi. Il suo percorso formativo è da enfant prodige della moda: il primo suo datore di lavoro fu niente meno che Dior, la cui prima commessa furono gli abiti per la festa da ballo a Palazzo Labia, Venezia.

In questi giorni lo stilista è in Italia, precisamente a Stia in provincia di Arezzo, dove va in scena una versione musicale dell’Amleto di Shakespeare per la quale il sarto francese ha disegnato gli abiti. E’ nota infatti la passione per il teatro di Cardin, tanto da regalare negli anni diversi abiti ai fortunati teatri che hanno potuto vestire i loro attori, con creazioni dello stilista stesso (lui stesso ama ricordare “con tutti gli abiti che a mie spese ho donato al teatro, avrei potuto comprare quaranta castelli!”).

Passione per il teatro come quella per il Belpaese. Il legame con l’Italia è sempre stato molto forte. Basti pensare che è in possesso del passaporto Italiano, donatogli vent’anni fa dall’ambasciatore italiano a Parigi.

La passione per il Belpaese e in particolare per il Veneto e Venezia, lo spinge a far progettare le Palais Lumière. Ispirato dalle corolle di un mazzo di fiori, il progetto prevede tre torri alte circa 250 metri, con la creazione di duecentomila metri quadrati di spazi polifunzionali, dove ospitare l’università della moda, appartamenti, sale conferenze, un albergo. L’area destinata alla torre è a Porto Marghera, dove già numerose torri industriali, ne disegnano il triste skyline accanto alla laguna di veneziana.

Cardin in questa “scultura abitabile” ha destinato gran parte dei guadagni di una vita; ma nonostante le grandi somme finora sborsate e senza un reale scopo speculativo (“il mio sogno è poter regalare la torre a Venezia e ai Veneziani), non è stata posata nemmeno la fatidica prima pietra. Dal punto di vista burocratico tutto sembrava in ordine: Comune e Regione hanno rilasciato le necessarie autorizzazioni, il vincolo dell’impatto paesaggistico, grande scoglio per costruttori e progettisti che si accingono a costruire in Italia, è stato brillantemente superato, grazie ad accurati studi da parte dell’equipe impegnata nell’opera.

Ma l’Italia si sa, è il paese della burocrazia e delle contraddizioni. E’ il paese che ciecamente accetta la deturpazione di un palazzo storico con l’aggiunta di un piano, ma poi i vincoli paesaggistici negano le autorizzazioni di aumento di un livello nella periferia della stessa città.

Il progetto, che avrebbe dato lavoro a oltre 50 mila persone, per il quale Cardin ha investito fino ad ora 10 milioni di euro, che ha brillantemente superato  a livello di Comune e Regione ogni vincolo, si deve arrendere ad un vincolo paesaggistico proveniente direttamente da Roma.

Proprio così: in una delle aree più martoriate in Italia dall’industria e i suoi industriali, dove vi sono circa 20 torri con una altezza media di 100 metri, con la Torre Fusina dell’Enel alta 170 metri, per le Palais Lumière c’è il vincolo paesaggistico. A nulla sono valsi gli studi dell’impatto paesaggistico che dimostrano chiaramente il rispetto delle regole e del territorio.

I fatti risalgono a circa otto mesi fa, quando Cardin attraverso lo studio che ne segue la pratica per l’innalzamento delle tre torri, spedì una richiesta al Ministero dei Beni Culturali dove domandava spiegazioni sull’effettiva efficacia del vincolo sul progetto. Ad oggi nessuno si è degnato di dare risposta, e la macchina organizzativa dello stilista pare proprio arrivata alla resa definitiva.

Anche perché a Giungo 2013 scadeva il termine per il rinnovo dello sfruttamento dell’area e delle autorizzazioni, per il cui mantenimento, Cardin avrebbe dovuto sborsare circa 20 milioni di euro. Ma la burocrazia ha avuto la meglio sulle passioni dello stilista. Così il sarto francese ha gettato la spugna. Risultato: 50 mila potenziali posti di lavoro in fumo e il regalo per i Venezia e i suoi abitanti rimasto sulla carta, ancorato al vincolo paesaggistico proveniente da Roma, distante oltre 700 km dalla laguna.

Non voglio ora tediarvi con ulteriori opinioni che andrebbero ad allungare ulteriormente l’articolo. Ma certamente tornerò sull’argomento, con ulteriori dati e notizie sulla nostra immensa burocrazia e la sua illustre vittima, con la passione per il Bel-Burocratico-Paese.