La risalita dello spread e l’attesa per uno degli election day più in bilico della storia americana mettono sotto pressione la Borsa di Milano, zavorrata dalla scarsa vena del comparto bancario. Le vendite sono fitte soprattutto su Bper (-3,90% a 4,552 euro), Popolare di Milano (-4% a 0,412 euro) e Banco Popolare (-3,50% a 1,208 euro). Sull’istituto scaligero pesa anche il downgrade di Banca Akros che ha tagliato la raccomandazione a hold da accumulate.

Male anche Mediobanca (-2,40% a 4,56 euro), Monte dei Paschi (-2,20% a 0,215 euro), Intesa SanPaolo (-2,40% a 1,235 euro) e Unicredit (-1,50% a 3,468 euro). I big bancari di Piazza Affari pagano soprattutto la risalita dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco si attesta in questo momento a 358 punti base, in rialzo rispetto ai 350 punti base dei primi scambi di giornata. Il rendimento del bond decennale italiano è tornato a quota 5%.

A Piazza Affari, quando manca circa un’ora al termine delle contrattazioni, l’indice Ftse Mib lascia sul parterre oltre l’1,50% in area 15.500 punti. Il listino milanese ha accelerato al ribasso nel pomeriggio dopo l’uscita dell’indice Ism composto non manifatturiero degli Stati Uniti, che ad ottobre si è attestato a 54,2 punti. Gli analisti avevano pronosticato 54,5 punti.