Nuova puntata della telenovela pensioni. Non aspettatevi grossi rivolgimenti della riforma Fornero – visti i consistenti risparmi che assicura. Verrà solo introdotta un po’ di flessibilità. Il punto di partenza – come ho già scritto è la proposta di legge firmata dal duo del partito democratico Damiano-Baretta, che prevede la possibilità di lasciare in anticipo il lavoro.

Secondo l’ex-ministra del Lavoro si potrà andare in pensione a 66 anni. L’idea del tandem di onorevoli PD è permettere di anticipare l’uscita del lavoro anche di quattro anni prevedendo una penalizzazione dell’assegno dell’8%. Per ogni anno di attesa in più la riduzione scende di due punti percentuali – fino ad azzerarsi a 66 anni. Chi va in pensione dopo quest’età otterrà invece un premio – del 2% per ogni anno di ritardo rispetto ai fatidici 66 anni.

I tecnici ministeriali hanno già detto che le penalizzazioni previste dalla proposta di legge Damiano-Baretta sono troppo blande, sono necessari tagli più elevati se si vogliono mantenere i risparmi della legge Fornero. Probabile quindi attendersi delle penalizzazioni più sostanziose nella riforma previdenziale che verrà presentata dal governo Letta. 

Difficile fare delle previsioni adesso, perché bisognerà vedere quali cose vorrà fare la maggioranza e con quali risorse. Probabile che le risorse che verranno scovate dalla spending review, la revisione delle agevolazioni fiscali, e la probabile addizionale Irpef sui redditi sopra i novantamila euro, verranno utilizzate anche per la riforma previdenziale, ma è facile immaginare che questi soldi verranno utilizzati soprattutto per altri fini.
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