Le associazione ambientaliste – in prima fila il WWF – sono sul piede di guerra. Difficile dare loro torto, visto che l’articolo 41 del cosiddetto decreto del Fare, contiene una modifica del Testo Unico dell’Ambiente che avrebbe pesanti conseguenze sulle bonifiche. Secondo l’articolo 41 del decreto promosso dal governo Letta: “Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione”.

In questo modo gli interventi di bonifica diventerebbero degli optional, l’azienda inquinante potrebbe limitarsi ad attenuare la diffusione della contaminazione. Per esempio trattando l’acqua di falda contaminata, depurandola e reimmettendola nello stesso bacino da cui era stata prelevata. Poco importa se i terreni non rimossi continueranno a filtrare gli inquinanti che finiranno nuovamente nelle falde acquifere.

In pratica le esigenze economiche dell’azienda inquinante diventeranno prevalenti su ogni altra cosa – e quindi anche sul diritto alla salute dei cittadini. Possiamo immaginare l’impatto sul territorio italiano. A parte i siti di interesse nazionale inquinati – il governo Monti li ha ridotti da 57 a 39 -, ci sono circa 4.000 siti inquinati e 15.000 potenzialmente inquinati. Con questa formulazione chi ha inquinato potrebbe non essere più costretto a bonificarli.

Ovviamente le associazione ambientaliste chiedono che l’articolo venga stralciato ed hanno già fatto un appello al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Vi terremo aggiornati.

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