Nuova spallata al petrolio dal Pmi cinese che contribuisce al movimento ribassista di questa settimana accentuatosi ieri sulle  attese per mosse Arabia Saudita e aumento scorte Usa. Oggi è arrivato l’undicesimo mese consecutivo di contrazione dell’attività manifatturiera cinese. L’indice Pmi calcolato da Hsbc a settembre è risultato a quota 47,8 punti dai 47,6 punti della stima preliminare, ma in calo rispetto ai 48,2 punti registrati ad agosto. Ieri invece i dati sulle scorte Usa di petrolio hanno evidenziato che la scorsa settimana gli stock sono cresciuti di 8,53 milioni di barili a 367,6 milioni. Gli analisti avevano previsto un incremento decisamente più contenuto (+1 milione).

A New York il future Wti con scadenza ottobre (contratto in scadenza oggi) è sceso fino a 90,88 dollari al barile, sui minimi da inizio agosto dopo che ieri aveva lasciato sul terreno oltre 3,3 dollari in scia ai deludenti riscontri dalle scorte Usa. In area 91 dollari anche il future Wti con scadenza novembre. Venerdì il Wti si era portato nell’intraday sopra quota 100 dollari, massimo da inizio maggio. Quotazioni in calo a Londra anche per il future scadenza novembre sul Brent scivolato sotto quota 108 dollari dai 108,19 della chiusura della vigilia (ieri lasciato sul terreno il 3,4%).
A spingere al ribasso le quotazioni del petrolio hanno contribuito le crescenti attese di un intervento dell’Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di petrolio, per calmierare i prezzi. Ieri il Financial Times ha riportato il pensiero di un rappresentante del governo saudita che valuta il petrolio attualmente a livelli troppo elevati e dovrebbe riportarsi sotto la soglia dei 100 dollari al barile (il riferimento è al Brent). Un aumento della produzione da parte dei sauditi agirebbe da freno ai prezzi dell’oro nero. A inizio mese il ministro del Petrolio saudita, Ali al Naimi, aveva rimarcato che il Paese è pronto a intraprendere azioni per calmare l’aumento dei prezzi, che non risulta supportato dai fondamentali del mercato.