(Finanza.com) La correzione registrata dai prezzi del greggio a partire da inizio maggio non è attribuibile solo all’avversione al rischio ed alle vendite innescate dalle tensioni in arrivo dall’Europa, ma è frutto all’incremento della produzione Opec nei primi tre mesi ed al rallentamento della domanda nel secondo trimestre. È quanto si legge in una nota di Bnp Paribas a cura degli analisti Harry Tchilinguirian e Gareth Lewis-Davies. L’incremento produttivo, osteggiato dai soliti falchi (Iran e Venezuela) e spinto dalla crescita dell’output saudita (la cui produzione negli ultimi 4 mesi si è attestata a 10 milioni di barili al giorno), “nelle intenzioni dei partecipanti al meeting dovrebbe scendere nei prossimi mesi” anche se il calo dovrebbe avvenire su “base discrezionale”.

I due analisti sono ottimisti sull’andamento dei prezzi nel 2012. “Tramite l’incremento delle scorte e le facilitazioni creditizie –continua il report- l’Iran è riuscito finora a confermare al produzione a 3,3 milioni di barili al giorno, ma queste misure hanno un limite”. “Quando le sanzioni entreranno in vigore, la produzione di Teheran scenderà di 1 milione di barili ed arretrerà anche la capacità produttiva inutilizzata se l’Opec deciderà di rimpiazzare la contrazione dell’output iraniano”. In presenza di un contesto di questo genere, “ribadiamo una view positiva sull’andamento dei prezzi”.