Il presidente dell’Inps, Tito Boeri continua la sua personale battaglia per chiarire agli italiani quale futuro pensionistico li aspetta pubblicando una simulazione che riguarda chi è nato negli anni 80. Secondo un rapporto Ocse, il 15% di chi ha tra i 18 ed i 25 anni è povera, e il futuro rischia di essere ancora più fosco.

Il 75% di chi è nato nel 1945 è andato in pensione prima di aver compiuto 60 anni, per i nati nel 1980 – o negli anni successivi – invece sarà possibile andare in pensione prima dell’età di vecchiaia – che dovrebbe essere i 70 anni – in meno del 40% dei casi. Molti trentenni dovranno lavorare fino a 75 anni. E l’importo medio dell’assegno passerà da 1.703 a 1.593 euro. L’Inps ha calcolato anche un “importo medio comparabile” che tiene conto del fatto che i pensionati di domani percepiranno una pensione inferiore per meno tempo a chi è ora in pensione. Se si considera anche questo fatto, l’importo medio della pensione di oggi risulta pari a 2.106 euro – il 25% in più dell’assegno medio futuro.

Queste simulazioni vanno confrontate con le cifre contenute nel rapporto dell’Ocse Pensions at a glance 2015. Secondo questa organizzazione l’Italia ha già fatto importanti riforme per quanto riguarda il sistema previdenziale. Ha aumentato l’età di uscita dal lavoro e ridotto la spesa futura ma il sistema pensionistico non sarebbe ancora finanziariamente sostenibile senza “ulteriori sforzi negli anni a venire“. Questo giudizio è determinato dal fatto che il nostro Paese ha la spesa previdenziale più alta – ci batte solo la Grecia – in rapporto al Pil: in Italia siamo al 15,7% nel 2013 contro l’8,4% medio nell’Ocse, e contemporaneamente un livello record di contributi previdenziali sul lavoro in rapporto alla retribuzione:  il 33% dell’Italia è la percentuale più elevata tra i Paesi Ocse. Una situazione che è determinata anche dal fatto che i pensionati di oggi hanno tassi di sostituzione netta rispetto al salario medio, vicini all’80% a fronte del 63% medio dei paesi più sviluppati e assegni in media largamente superiori ai contributi versati.