I 4mila prof di ‘quota 96’ potranno andare in pensione dal prossimo primo settembre.
È quanto stabilisce un emendamento al decreto legge di riforma della Pubblica amministrazione approvato, come l’intero impianto di norme, la scorsa settimana in commissione Affari costituzionali della Camera e stamane al vaglio di Montecitorio.
Nel caso di conferma in Aula e, successivamente, al Senato, il personale della scuola che, pur avendo maturato i vecchi requisiti pensionistici durante l’anno scolastico 2011-2012, era rimasto imbrigliato nelle nuove regole introdotte dalla riforma Fornero che avevano di fatto innalzato l’età e i requisiti potrà quindi andare in pensione già dal primo settembre.

Gli interessati, una platea di circa 4mila docenti che nel 2012 come somma di età e anzianità contributiva avevano raggiunto la cosiddetta ‘quota 96’ per l’uscita dal lavoro (per ritrovarsi invece bloccati dalla riforma Fornero), una volta approvato definitivamente il decreto e pubblicate le istruzioni operative dell’Inps in merito, avranno poi 15 giorni per presentare domanda di pensione.
Presentata la domanda, l’Inps sarà tenuta a pubblicare una graduatoria secondo un criterio progressivo dato dalla somma di età anagrafica e anzianità contributiva dei singoli richiedenti risultante al 31 dicembre 2012.
Una volta ottenuta la pensione, tuttavia, il personale scolastico interessato dovrà attendere poi il raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o di quella anticipata per usufruire anche del pagamento della ‘buonuscita’.

Un’altra novità introdotta per emendamento ed oggi al vaglio della Camera riguarda la possibilità per la Pubblica amministrazione di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro al raggiungimento del massimo dell’anzianità contributiva del dipendente per la pensione anticipata (vale a dire 41 anni e 6 mesi per le donne, 42 anni e 6 mesi per gli uomini).
I pensionamenti d’ufficio, se approvata la riforma della Pa, riguarderanno anche il personale delle autorità indipendenti, i  dirigenti medici  responsabili  di  struttura  complessa e i professori universitari, sempre che il dipendente non abbia meno di 62 anni (65 anni per primari e professori universitari), rischiando altrimenti di essere penalizzato o soggetto a penalizzazioni nell’immediato futuro.