Argomento sempre sotto i riflettori e oggetto di continue riforme negli ultimi decenni, la previdenza sociale costituisce uno dei principali obiettivi degli Stati moderni e ingloba tutti quegli strumenti per la tutela dei lavoratori che hanno smesso di lavorare per motivi di età o che sono temporaneamente o permanentemente incapaci di farlo (per malattie, infortuni, maternità, etc.).
Quando ricorrono le condizioni suesposte, i lavoratori hanno diritto quindi a ricevere una rendita, una somma di denaro mensile.
A chi smette di lavorare, per aver raggiunto l’età minima richiesta o perché trovatosi in una situazione di incapacità al lavoro, viene pagata la pensione, vale a dire una rendita vitalizia, che è anche reversibile, poiché in caso di decesso del pensionato viene pagata al coniuge e, se minori di età, studenti o inabili al lavoro, ai figli.

Per beneficiare della previdenza sociale i lavoratori devono versare mensilmente i contributi previdenziali, trattenuti direttamente dal loro stipendio, cui si aggiungono i contributi versati dal datore di lavoro: il versamento dei contributi è obbligatorio.
Spetta poi agli Enti previdenziali (Inps, Inpdap, Enpals, Enasarco, ed altri, i più dei quali confluiranno gradualmente nel primo, come già avvenuto per l’Inpdap) raccogliere i contributi previdenziali e pagare le pensioni.
La pensione obbligatoria così maturata, e percepita, costituisce quello che nel nostro sistema viene definito come il primo pilastro della previdenza.

Non sempre, anzi sempre meno, la pensione obbligatoria riesce da sola ad assicurare un adeguato tenore di vita, per cui i lavoratori possono scegliere di destinare una parte del proprio risparmio alla costruzione di una rendita aggiuntiva, versando contributi alle forme pensionistiche complementari. Il versamento dei contributi, in tal caso, è libero e volontario e le forme pensionistiche complementari disciplinate nel nostro ordinamento si distinguono in due categorie: i fondi pensione e i piani pensionistici individuali (Pip), entrambi sottoposti alla vigilanza della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). I fondi pensione sono istituiti da banche, Sgr, Sim e assicurazioni e costituiscono quello che viene comunemente definito come il secondo pilastro della previdenza. Essi possono essere chiuso o aperti: ai primi possono iscriversi solo i lavoratori che appartengono ad una data categoria (perché dipendenti si una particolare azienda, impiegati di un determinato tipo di lavoro o residenti in una particolare Regione o area ben definita); ai secondi, invece, chiunque.
I Pip (Piano individuale pensionistico), infine, sono contratti di assicurazione sulla vita a scopo previdenziale e costituiscono il terzo pilastro della previdenza.

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