Il governo Renzi come sempre una ne fa e cento ne dichiara. Dopo il voto finale sul famigerato Jobs Act, vuole aprire un nuovo fronte economico-politico: mettere mano alla famigerata riforma delle pensioni Fornero. L’idea di base sarebbe quella di fissare la possibilità di andare in pensione per tutti quando hanno raggiunto i 41 anni di contributi, qualunque sia l’età a cui si raggiunge questo limite. Questa soluzione avrebbe il vantaggio di risolvere una volta per tutti la questione degli esodati.

Fino ad ora è stato stimato che oltre ai 185.000 salvaguardati ci sarebbero altri 130.000 esodati che sono rimasti senza tutele – per un totale di soggetti colpiti dalla riforma Fornero di 315.000 lavoratori. Il problema è che ci voglio soldi – ovvero coperture finanziarie – per modificare la riforma. E con i riflettori accesi da Standard & Poor’s sui conti italiani, sinceramente ritengo poco probabile una soluzione a breve su questo tema.

A meno che non si tratti di soluzioni low cost, come l’idea del governo Letta, ed in particolare dell’allora ministro del Lavoro Enrico Giovannini, di permettere di uscire in anticipo rispetto ai termini fissati dalla Fornero con un assegno di 6-700 euro al mese, che il pensionato dovrebbe restituire a rate quando matura effettivamente il suo trattamento Inps.

L’impressione è che il governo Renzi si avventuri in un passo simile – anche nella versione low cost – solo se fossimo vicini a delle elezioni politiche. Per ora mi aspetto tanto rumore ma pochi fatti. E quesro vale anche per la cosiddetta busta arancione. Sono un paio di anni che si parla di inviare a casa di ogni lavoratore una missiva che ci dovrebbe dire quanti soldi si prevede che ci arrivino di pensione. Alla fine se ne parla sempre ma non si arriva mai a dire in che tempi si arriverà a questa innovazione.

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