Il governo potrebbe anticipare alcune delle mosse previste per l’autunno per dare flessibilità alla riforma Fornero. Le mosse sulle pensioni Inps  con ogni probabilità sono dettate dalle pressanti richieste che arrivano da più parti – sindacati, presidente dell’Inps e opposizione – di rendere più flessibile il pensionamento. Per ora ci sarebbe più spazio solo per pochi aggiustamenti, come l’estensione della cosiddetta “opzione donna“, che permette alle lavoratrici dipendenti l’uscita anticipata a 57 anni e con 35 anni di contributi, ma con una pensione inferiore – visto che viene calcolata con il metodo contributivo -, ed il prestito pensionistico - il lavoratore potrà andare in pensione ricevendo un anticipo che dovrà restituire attraverso dei prelievi sul suo assegno pensionistico.

Di soldi ce ne sono pochi per cui con ogni probabilità si tratterà soprattutto di interventi di facciata. Del resto l’esecutivo si è sempre dimostrato contrario alle proposte del presidente dell’Inps Tito Boeri, che in questi giorni ha di nuovo chiesto un contributo di solidarietà per le pensioni più elevate. Dalle tabelle Inps sugli anni di decorrenza delle pensioni è emerso ci sono oltre 474.000 pensioni liquidate prima del 1980 - e  quindi in vigore da oltre 36 anni.

Tito Boeri ha così commentato questi dati: “Siccome son state fatte delle concessioni eccessive in passato e queste concessioni eccessive oggi pesano sulle spalle dei contribuenti. Credo che sarebbe opportuno andare per importi elevati a chiedere un contributo di solidarietà per i più giovani e anche per facilitare e rendere più facile anche a livello europeo questa uscita flessibile“.

Giuliano Poletti ha stroncato sul nascere questa ipotesi – “Su questo versante non c’è nulla.  Questi terreni vanno valutati concretamente se e quando ci sono le condizioni, altrimenti facciamo atti che preoccupano le persone senza poi produrre nulla, producono solo incertezza” -, e a palazzo Chigi c’è chi bolla le posizioni del presidente dell’Inps come “un protagonismo eccessivo“.

Al di là delle modifiche per aumentarne la flessibilità, la posizione del governo Renzi è chiara e viene illustrata dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta La Legge Fornero nel suo impianto va difesa perché ha assicurato la stabilità dei conti e ci ha messi in una posizione di vantaggio verso la Ue“.