Il consiglio dei ministri ha approvato lo scorso 28 gennaio un disegno di legge delega in materia di contrasto alla povertà, riordino delle prestazioni e sistema degli interventi e dei servizi sociali. Questo provvedimento ha fatto scattare una grossa polemica che vi abbiamo riportato in un post di qualche giorno fa che riguarda in particolare il probabile taglio delle pensioni di reversibilità.

Al di là delle dichiarazioni del governo Renzi, con il riordino le prestazioni previdenziali e assistenziali non verranno più erogate sulla base del reddito personale o quello coniugale, ma reddito Isee – e quindi terrà conto, oltre al reddito personale o coniugale, anche il patrimonio mobiliare e immobiliare dell’intero nucleo familiare e i conti correnti bancari e postali di ogni componente del nucleo.

Il risultato di questo riordino sarà una riduzione della platea dei beneficiari – oltre a una riduzione degli importi erogati ai soggetti che riceveranno le erogazioni. Le prestazioni previdenziali e assistenziali che potrebbero subire il taglio grazie alla nuova normativa sono:
- l’assegno sociale;
- l’integrazione al trattamento minimo;
- la maggiorazione sociale del trattamento minimo;
- l’incremento al milione;
- la quattordicesima;
- la somma aggiuntiva;
- la pensione di reversibilità;
- l’assegno al nucleo familiare concesso dai Comuni.

A completezza delle informazioni bisogna aggiungere che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, però, assicura gli italiani annunciando che le prestazioni già in essere non subiranno interventi poiché le novità riguarderebbero soltanto le prestazioni future.

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