L’opzione donna è la possibilità di andare in pensione per le lavoratrici, a condizione di aver raggiunto almeno i 57 anni di età e 35 anni di contributi – per le dipendenti, mentre per le lavoratrici autonome bisogna avere almeno 58 anni di età. Chi chiede di lasciare il lavoro con l’opzione donna deve accettare una riduzione dell’assegno mensile pari al 25-30% perché viene calcolato con il contributivo e non con il retributivo.

La lavorazione delle istanze di pensionamento delle lavoratrici usufruendo dell’opzione donna erano state sospese alla fine del 2014. Una possibilità che la legge di Stabilità 2016 ha prorogato per l’anno in corso. Per questo l’Inps, con il messaggio 283/2016 ha di fatto annunciato la ripresa della lavorazione delle istanze di pensionamento delle lavoratrici che nel 2015 hanno maturato i requisiti per andare in pensione con l’opzione donna.

Nel messaggio l’Istituto di previdenza invita “le Sedi a procedere alla lavorazione delle domande di pensione di anzianità in c.d. regime sperimentale donna presentate dalle lavoratrici che hanno perfezionato i prescritti requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015 e la cui decorrenza della pensione si colloca successivamente alla predetta data”. Mantenere questa prerogativa fino al 2020 costerebbe circa 2 miliardi di euro, mentre il prolungamento per consentire di andare in pensione a chi matura i requisiti entro il 31 dicembre di quest’anno ha costi decisamente più limitati  – circa 200 milioni di euro.