Quale sarà la rivalutazione della pensione per l’anno che verrà? Come potrete immaginare sarà poca cosa, visto che il nostro paese si è trovato per diversi mesi sull’orlo della deflazione – e il rischio non è stato ancora scongiurato. Il rallentamento – e quasi arresto – dell’inflazione ha portato il ministero dell’Economia a produrre un decreto, in seguito pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 dicembre, nel quale ha stabilito che la rivalutazione degli assegni previdenziali, nel 2015, sarà solo dello 0,3%, mentre per l’anno in corso si passa dal +1,2% al +1,1%.

Questa mossa si tradurrà per i pensionati non solo in un aumento minimo per l’anno prossimo, ma anche nella restituzione dello 0,1% indicato in via previsionale e – come abbiamo appena scritto – rettificato in sede consuntiva. Si potrebbe comunque aggiungere che è meglio poco che niente, visto che una delle prime mosse del governo Monti è stata quella di bloccare la rivalutazione delle pensioni tra il 2012 ed il 2014.

Solo la prima – ed unica – legge di stabilità del governo Letta ha ripristinato questo meccanismo in base all’inflazione dell’anno precedente.  Non tutti i trattamenti pensionistici hanno diritto alla rivalutazione piena dall’inflazione. Per il 2015 i pensionati vengono divisi in cinque scaglioni. Avranno diritto allo 0,3% solo le pensioni che arrivano al massimo a tre volte il minimo – ovvero per gli assegni sotto i 1.500 euro. Chi invece percepisce tra i 1.500 ed i 2.000 euro potrà godere di un aumento dello 0,285%. La rivalutazione passa allo 0,225% nella fascia 2.001-2.500 euro, allo 0,15% tra 2-501 e 3.000 euro, ed allo 0,135% oltre tale soglia.

Da considerare separatamente il contributo di solidarietà che andrà a pesare sulle cosiddette pensioni d’oro, un prelievo del 6% per gli assegni tra i 7.000 ed i 10.000 euro, del 12% sopra tra i 10.001 ed 15.000 euro, e del 18% oltre i 15 mila euro.

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