Quella della cosiddetta “busta arancione” sembra un po’ un remake della più conosciuta opera teatrale di Samuel Beckett “Aspettando Godot“. Questo strumento è stato introdotto la storia della Legge n. 335 del 8 agosto 1995 – ovvero la riforma delle pensioni Inps e non solo targata Dini -, e dovrebbe dirci la presumibile data di pensionamento e l’importo stimato del trattamento previdenziale. Ogni governo che si è succeduto dal 1995 in poi si è occupato dell’argomento assicurando che entro un termine ragionevolmente breve tutti gli italiani avrebbero saputo questi dati. Ora ci riprova il presidente dell’Inps Tito Boeri, che a margine di un convegno sul lavoro organizzato da Confapi industria a Milano, è arrivato a tirare fuori una data: a maggio dovrebbe partire lo strumento “la tua pensione” – del resto aveva preannunciato il suo orientamento sul tema già nella lettera inviata ai dipendenti in occasione del suo insediamento.

Lo strumento “la tua pensione” dovrebbe consistere in un’applicazione che ci dirà quanti contributi abbiamo versato, quanti anni -presumibilmente – dovremo ancora lavorare e con quale assegno dovremmo andare in pensione. Sarà disponibile su sito dell’Inps per tutti quelli che hanno un Pin dell’istituto. Per gli altri – ovvero chi non ha i codici per operare sul sito dell’ente pensionistico e non dispone di mezzi informatici, si stima siano 2,8 milioni di lavoratori su un totale di dieci – dovrebbe arrivare a casa una vera e propria busta cartacea – con ogni probabilità non sarà arancione come avviene in Svezia, il paese che abbiamo preso in questo caso a modello – con le principali informazioni sulla nostra pensione.

Vedremo se questa è la volta buona. A facilitare il lavoro di Tito Boeri bisogna anche aggiungere che da novembre l’Inps aveva avviato un fase di sperimentazione con 10.000 persone che aveva portato alla realizzazione di un software specifico – “Simula” – per stimare l’importo delle loro pensioni. Bisogna sempre tener presente il fatto che non si tratta di previsioni certe – e questo vale in particolare per i contribuenti più giovani. Servono solo per avere un’idea della nostra pensione futura, e permetterci di fare le scelte più opportune in campo previdenziale.