Il tema della flessibilità in tema di età pensionabile ricorre spesso nelle dichiarazione del ministro del Lavoro. L’ultima occasione in cui è ritornato sul tema Giuliano Poletti, è stato in occasione di un’intervista pubblicata su Avvenire. Il ministro ha rilanciato il tema osservando che potrebbe convenire alle stesse imprese: “Quanto costa in termini di competitività tenere al lavoro persone che già hanno dato tutto?“.

Risolvere il tema degli esodati, e permettere di andare in pensione in modo meno rigido di quanto previsto dalla riforma Fornero era anche un tema caro al governo Letta, ma ogni progetto di cambiare il quadro si scontra contro un grosso problema: andare in pensione prima costa e di soldi ce ne sono pochi. Per questo l’unica proposta sul tavolo è quella del mini anticipo: quando mancano due o tre anni alla pensione – e non ha più lavoro – potrebbe chiedere un anticipo di 600-700 euro al mese che dovrà poi restituire a rate quando si andrà in pensione.

La novità rispetto al passato è che il tema dell’età di pensionamento ora non viene più solo da sinistra e sindacati. Un esponente di spicco dell’Ncd, Maurizio Sacconi, ex-ministro del Lavoro e ora presidente della commissione Lavoro del Senato, ha fatto due proposte a Giuliano Poletti – e quindi al governo Renzi. La prima è quella di incentivare gli accordi tra azienda e dipendenti che permetta un’uscita anticipata dal lavoro – e preveda che l’impresa contribuisca ad integrare i contributi previdenziali. La seconda è quella di rendere molto più conveniente il riscatto della laurea. Queste due misure avrebbero un duplice effetto, aumentare l’importo della pensione per soggetti che domani dovrebbero ritrovarsi con importi ridicoli ed aiutare chi non ha contributi sufficienti ad andare comunque in pensione con un escamotage. A questo Maurizio Sacconi aggiungerebbe il “fascicolo elettronico della vita attiva“, ovvero un monitoraggio continuo di quello che dovrebbe essere la nostra pensione futura.

Il governo Renzi ha ben presente il tema delle pensioni, ma i sondaggi con l’Unione Europea sono poco incoraggianti – come abbiamo scritto prima non ci sono i soldi. Sul tema l’esecutivo si limita ad un generico rimando alla prossima legge di Stabilità.