I dati vengono da un rapporto dell’area attuariale dell’Inps: tra il 2012 e il 2021 la riforma Fornero avrà effetti pesanti sul bilancio statale. Si stimano risparmi per ottanta miliardi, che in particolare porteranno nel 2019 ad un risparmio di un punto del Pil – mentre, sempre secondo l’Inps i risparmi saranno pari a zero dal 2045.

I risparmi sono causati da scelte che hanno rilevanti ricadute sociali. Con la riforma del governo Monti dovrebbe scomparire l’integrazione pubblica dei trattamenti per i cittadini che non riescono neanche a raggiungere l’assegno minimo. Chi ha iniziato a lavorare nel 1996 non dovrebbe ricevere nessuna integrazione dallo Stato.

Secondo Alberto Brambilla, professore all’Università Cattolica di Milano, e fino a due anni fa presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del Ministero del Lavoro, il risultato di queste misure è che più del 60% dei giovani in Italia sono a rischio povertà. In soldoni si tratterebbe di 2,8 milioni di persone che rischiano di trovarsi senza una pensione decente, e quindi a rischio povertà.

Il calcolo è molto semplice: nel 2011, 6,9 milioni di pensionati ricevevano un’integrazione – su un totale di 16,7 milioni di pensionati. Si tratta di circa il 40% del totale. Se si applicasse la stessa percentuale ai sette milioni di lavoratori che hanno iniziato dopo il 1996, ci sarebbero 2,8 milioni di persone che probabilmente sono bisognosi di integrazione.

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