Lo ha detto oggi Tito Boeri, professore di economia alla Bocconi, una lunga esperienza internazionale – tra Ocse e Fmi -, e ora presidente dell’Inps alla Repubblica “Se vogliamo introdurre il pensionamento flessibile dobbiamo cambiare il Patto di stabilità in Europa“. La possibilità di permettere un’uscita flessibile dal lavoro è il fulcro della sua proposta per riformare “per l’ultima volta” la previdenza, ma come spiega in un’intervista a Repubblica, questo passaggio solo convincendo Bruxelles.

Il problema è che “l’introduzione di maggiore flessibilità in uscita peggiora nell’immediato il disavanzo, mentre nel tempo lungo la spesa si riduce visto che con l’anticipo del pensionamento l’importo dell’assegno sarà più basso anche se erogato per più anni. Ma le attuali regole europee non tengono conto di tutto questo. Guardano al debito passato, non al debito futuro, invece è questo che diventerà decisivo a causa della crescita della spesa in protezione sociale che peserà su tutti i bilanci europei per effetto dell’invecchiamento della popolazione. È un aspetto di rilievo che dovrebbe essere considerato da chi ha a cuore la sostenibilità fiscale“.

Secondo il presidente dell’Inps, “non si tratta di chiedere deroghe al Patto, di strappare margini di flessibilità“, ma solo di avere “vincoli diversi da quelli attuali. L’Italia ha un livello del debito pensionistico del tutto sostenibile e per questo andrebbe premiata“. Il problema è che finora il governo Renzi non ha chiesto cambiamenti nei vincoli europei perché ha scelto altre strade, “Peccato, perché il pensionamento flessibile è importante ora, nel 2016, non tra due o tre anni. Sarebbe troppo tardi. [...] Tardi perché l’innalzamento repentino dell’età anagrafica per il pensionamento in questi anni di crisi economica ha creato un tappo all’assunzione dei giovani. Prima della crisi il tasso di occupazione degli under 24 era sostanzialmente uguale a quello degli over 55. Oggi il tasso di occupazione dei lavoratori adulti è al 45 per cento e quelli dei giovani al 12 per cento. Questo, insieme al blocco delle assunzioni nel pubblico impiego ha determinato una situazione devastante sull’occupazione intellettuale“.