Il Mef – ovvero il ministero dell’Economia – intende dare uno stop alle risorse dedicate per salvaguardare gli esodati. A quanto sembra le risorse dedicata alla settima salvaguardia non sono state utilizzate e quindi sono ritornate nelle casse dello Stato e secondo il Mef non verranno più utilizzate a questo fine. Questo sarebbe una delle cose uscite dall’incontro avvenuto oggi nella commissione Lavoro della Camera.

Ai lavori, oltre ad esponenti del Mef, avrebbero partecipato anche burocrati del ministero del Lavoro, dell’Inps e della Ragioneria Generale dello Stato. Secondo il presidente della commissione, il democratico Cesare Damiano, a non concordare con la posizione espressa dal ministero dell’Economia ci sarebbe anche il ministero del Lavoro. Per Cesare Damiano “la questione è politica e va affrontata a livello di ministri competenti“. La contrarietà dell’esponente politico è dettata soprattutto dal fatto che il Mef sosterrebbe che mancherebbero i fondi pure per estendere all’anno prossimo la cosiddetta “Opzione donna“.

Con questa espressione si indica la possibilità offerta dall’Inps di permettere alle donne l’accesso anticipato alla pensione a condizione di accettare il calcolo contributivo per il pagamento del relativo assegno. Cesare Damiano non concorda con il Mef nemmeno sulle cifre relative alla copertura di questa opzione. Secondo l’Inps ci vorrebbero 2,3 miliardi di euro tra il 2016 ed il 2023. Per l’esponente Pd si tratta di una “cifra esagerata probabilmente calcolata su una platea più ampia di quella reale“. E continua affermando che “l’anticipo a 57 anni con 35 di contributi con il ricalcolo tutto contributivo dell’assegno non abbia bisogno di alcuna copertura“. Secondo Damiano dal “momento in cui l’aspettativa di vita delle donne è oltre gli ottant’anni queste lavoratrici percepiranno un assegno decurtato del 30% per piu’ di 23 anni. Quindi nel lungo periodo non solo non ci saranno costi ma si produrranno dei risparmi. Noi non possiamo contabilizzare soltanto i costi“.