Il governo Renzi avrebbe in testa un cronoprogramma che prevederebbe la seguente agenda: la casa nel 2015, le imprese, con il taglio dell’Ires, nel 2016, le pensioni Inps nel 2017, ed infine le aliquote Irpef nel 2018. Per questo c’è stato spazio al “piano Boeri” solo per la parte che riguardava la povertà con il disegno di legge collegato alla Stabilità sulla povertà e sul riordino dell’assistenza sociale.

La riforma della famigerata legge Fornero dovrebbe arrivare dopo il voto finale sulla legge di Stabilità. La forma a cui starebbe pensando la maggioranza è quello di una delega al governo, i relativi decreti dovrebbero dispiegare i loro effetti solo a partire dal 2017. Difficile che al loro interno ci sia spazio per i tagli alle pensioni d’oro proposte dall’Inps. In una nota, il ministero del Lavoro ha spiegato che il piano proposto dal presidente dell’ente pensionistico Tito Boeri contiene ”oltre a misure utili come la flessibilità in uscita, ne contiene altre che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi“. E ancora: “Per non far pagare questi costi ai pensionati servono risorse che, al momento, non ci sono. Si vedrà presto come intervenire in modo organico sul tema, ma senza effetti collaterali. Come, peraltro, ha sottolineato anche il Presidente del Consiglio“.

Ai motivi che riportano gli altri mass media noi n e aggiungiamo un altro: il governo con ogni probabilità crede che nel 2016 la crescita renda più semplice il reperimento delle coperture necessarie a garantire una certa flessibilità in modo da poter andare in pensione prima dei 66-67 anni stabiliti dalla legge Fornero nel 2011. Comunque nel primo anno l’impatto delle proposte su questo tema dall’Inps non sarebbe stato superiore a qualche centinaio di milioni di euro.