Il governo Renzi fa alcune aperture sulla flessibilità in uscita relativamente alle pensioni. A margine di un convegno dell’Istat, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha spiegato che “come già detto dal premier i tempi non erano ancora maturi in questa legge di stabilità, ma il tema resta e il governo intende affrontarlo se il quadro di finanza pubblica lo consentirà“. Quando avverrà questo intervento? “Sulle pensioni il tema è quello della flessibilità in uscita, che cercheremo di affrontare nella prossima legge di stabilità“.

Il problema al di là delle dichiarazioni di intenti è trovare i soldi: un intervento per anticipare il pensionamento costerà una cifra compresa tra i 5 e i 7 miliardi di euro l’anno – ovviamente si tratta di stime. E sarà complicato trovare questa cifra, visto che bisognerà anche evitare le clausole di salvaguardia per evitare aumenti di Iva e accise – e per farlo bisognerà scovare 7-8 miliardi di euro di risorse (la cifra potrebbe variare perché l’Unione Europea potrebbe concedere meno margini di flessibilità sul deficit). E comunque, anche se si trovassero le risorse, chi andrà in pensione in anticipo rispetto ai 66 anni e mezzo dovrà accettare delle penalizzazioni sugli assegni.

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio ha parlato anche delle pensioni di reversibilità: “Non c’è mai stato nulla sulla reversibilità, è la tipica tempesta in un bicchier d’acqua agitata ad arte da chi solleva problemi, che non ci sono, per poi prendersi il merito di averli risolti“. Per Nannicini, nel decreto sul contrasto alla povertà, “quello che c’è è un’ampia delega sul riordino degli strumenti assistenziali“. Un messaggio ripetuto anche dal premier “Mi ha fermato una signora che lavora qui da 29 anni e mi ha chiesto delle pensioni: le ho detto che questa cosa della riversibilità non vale, è una balla che hanno scritto“.