Mezzo dietro front del governo Renzi. Il premier ha dichiarato che “sulle pensioni condivido la linea di Padoan“, e quindi “i conti non si toccano. Ma se esiste la possibilità, e stiamo studiando il modo, per cui in cambio di un accordo si può consentire la flessibilità, è un gesto di buon senso. Le affermazioni del primo ministro fanno pensare che l’esecutivo sia in cerca di soluzioni low cost per aumentare la flessibilità del nostro sistema pensionistico. Gli stringenti vincoli di bilancio limitano molto lo spazio di azione del governo: secondo i calcoli fatti dalla Ragioneria e dall’Inps qualunque anticipo dell’età pensionistica che preveda una penalizzazione inferiore al 3% annuo farebbe schizzare in alto la spesa. E i politici hanno molto dubbi sull’impatto in termini di voti su una riforma che prevedesse dei meccanismi molto penalizzanti per andare in pensione.

Per questo il governo Renzi sta studiando la possibilità per gli uomini di andare in pensione con tre anni di anticipo rispetto all’età stabilita dalla legge Fornero – che dal 2016 sarà di 66 anni e 7 mesi. Per evitare tagli troppo draconiani, l’assegno con verrebbe calcolato col metodo contributivo, ma verrebbe ponderato col metodo attuariale, ovvero verrebbe ridotto tenendo conto del tempo più lungo di percezione dell’assegno. Per non avere impatti significativi sulle finanze pubbliche dovrebbe comportare un taglio del 3% per ogni anno di anticipo dalla pensione secondo la Fornero. Da fonti governative è trapelato poi che il governo non starebbe scartando anche delle alternative come il “prestito pensionistico” – che permette di ottenere un assegno in anticipo da restituire negli anni – e ad “una sorta di assegno di solidarietà per le situazioni di maggiore disagio“.

Accanto a quanto vi abbiamo scritto ci sarebbe pure una nuova opzione donna, ovvero una possibilità per le donne di andare in pensione in anticipo. In questo caso la possibilità di anticipo non dovrebbe superare i 3 anni, e la riduzione dell’assegno dovrebbe essere del 10% per un anticipo di tre anni. Insomma molte delle ipotesi allo studio seguirebbero le proposte del presidente dell’Inps Tito Boeri.