In questi giorni sta scoppiando la polemica sul disegno di legge che riordina le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale, che prevede la possibilità di rivedere le pensioni di reversibilità, ovvero quelle erogate agli eredi alla morte del pensionato. Sul tema le accusa arrivano sia dai democratici, come Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, secondo il quale “la delega del Governo sul tema del sostegno alla povertà, in sé positivo, ma che prevede la possibilità di tagliare le pensioni di reversibilità. Per noi questo non è accettabile. Si tratterebbe dell’ennesimo intervento dopo quelli, pesanti, del Governo Monti“, che dall’opposizione. Per Maurizio Gasparri, senatore di FI,”la confusione cresce in Italia oltre livelli tollerabili. Mentre si pensa di regalare pensioni a coppie gay, stravolgendo principi fondamentali dello stato sociale, lo stesso Pd che vuole fare questa concessione attraverso il governo Renzi vuole tagliare le pensione dei vedovi eterosessuali. Siamo alla distorsione di ogni principio di giustizia sociale. Ci opporremo a questa vile aggressione. Noi tuteliamo i soggetti deboli e vedovi e vedove lo sono. È veramente vergognosa questa ultima sortita di Renzi“.

Qual’è l’intenzione del governo? In realtà in questo momento, come spesso accade in Italia, si sta facendo un po’ di allarmismo. Al momento in cui scriviamo non si può ancora dire in cosa consisterà esattamente la razionalizzazione che metterà in campo il governo Renzi. Noi sappiamo che nell’anno che è finito da poco, sono state erogate 183.085 pensioni di reversibilità (189.291 nel 2014). L’importo medio di questi trattamenti è pari a 650 euro, questo perché di norma viene erogato al coniuge rimasto il 60% della pensione del pensionato deceduto. Una percentuale che può arrivare al 100% della pensione se ci sono due o più figli con meno di 26 anni.

Già la normativa attuale prevede una riduzione del 25% se l’erede ha un reddito superiore a tre volte la pensione minima – che nel 2015 era pari a 502,39​ euro -, e del 50% se il suo reddito supera 5 volte il minimo. Il decreto allo studio potrebbe intervenire su queste decurtazioni amplificandole e legandole al nuovo Isee – è la traduzione dell’introduzione di “principi di universalismo selettivo nell’accesso, secondo criteri unificati di valutazione della condizione economica in base all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), eventualmente adeguati alla specifica natura di talune prestazioni“. Tali decurtazioni dovrebbero valere però solo per i prossimi trattamenti di reversibilità e non per quelli già in essere. Uno dei temi allo studio è anche quello dei trattamenti di reversibilità quando c’è una differenza significativa d’età tra i coniugi: si sta pensando a collegare l’erogazione agli eredi solo a partire del raggiungimento dell’età pensionabile.