i dati che emergono dal bilancio sociale dell’Inps sono, come sempre impietosi: nel 2013 quasi un pensionato su due – esattamente il 43,5%, ovvero 6,8 milioni di persone – aveva un assegno pensionistico sotto i mille euro al mese. Al peggio non c’è mai limite, perché il 13,4% di chi va in pensione non arriva nemmeno ai 500 euro. Tutti insieme, i più poveri tra i pensionati rappresentano comunque una spesa complessiva di 52,4 miliardi di euro – ovvero il 19,7% dell’esborso complessivo.

Altri 4 milioni di pensionati – il 26% degli aventi diritto – guadagnano in media una somma compresa tra i mille e i 1.500 euro al mese. Ogni anno lo Stato spende per loro 66,2 miliardi di euro – 1/4 della spesa complessiva (esattamente il 24,9%). Più fortunati i 2,3 milioni di pensionati – il 15% – che hanno un assegno compreso tra 1.500  e 2.000 euro – e una spesa pensionistica collettiva pari a 53 miliardi di euro (1/5 di quella complessiva).

Le fasce più alte sono composte da chi guadagna genericamente più di 2.000 euro al mese – si tratta di 2,5 milioni di pensionati che rappresentano il 15,7% del totale. Questi soggetti assorbiscono il 35,4% della spesa complessiva per 94 miliardi di euro – il 35,4% della spesa pensionistica. Tra di loro c’è chi sta ancora meglio: si tratta dei 676.000 pensionati con un assegno che supera i 3.000 euro. Sono in pochi, ma comunque pesano parecchio: rappresentano infatti il 14,4% della spesa complessiva.

Un’ultima annotazione: bisogna rilevare che le prestazioni pensionistiche (che nei calcoli Inps prende in considerazione anche gli invalidi civili) sono state nel 2013 pari a 267 miliardi, in crescita del 2,,2% nei confronti del 2012. L’erogazione delle pensioni rappresenta l’88% delle uscite Inps. Complessivamente l’Inps ha registrato entrate per 397,7 miliardi (+4,1%) mentre le uscite sono a quota 406,4 milioni (+3,8%).

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