La riforma della pubblica amministrazione  ha ottenuto un primo via libera alla Camera dei deputati. Tra le norme che vengono introdotte ce ne sono alcune che riguardano le pensioni dei dipendenti pubblici e che toccano la legge Fornero – ma bisognerà vedere se resisteranno ai passaggi di entrambi i rami del parlamento. Prevede la possibilità di procedere al pensionamento di ufficio per i dipendenti pubblici – compresi i dirigenti – che abbiano raggiunto i 62 anni di età ed abbiano raggiunto il limite massimo dei contributi previdenzali – ovvero 41 anni e mezzo per le donne e 42 e mezzo per gli uomini.

Questa soglia non vale per i medici e professori universitari – il limite è di 65 anni – e per i magistrati – che possono restare al loro posto fino ai 70 anni. Secondo un emendamento di Maria Luisa Gnecchi si potrà andare in pensione anche prima di tale termine, a patto di aver maturato l’anzianità massima, e nel calcolo possono rientrare anche giorni di sciopero, congedo matrimoniale, maternità facoltativa

Resta da capire se questo termine resterà nella versione finale della legge – che dovrebbe passare il voto finale tra l’8 ed il 9 agosto, e se tale possibilità verrà concessa solo ai cosiddetti insegnanti esodati con la legge Fornero. Come sempre in Italia le cose possono cambiare molto velocemente.

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