Per  chi lavora nella scuola arriva una notizia buona ed una cattiva. Da una parte è arrivata alla Camera dei deputati il si definitivo al decreto legge che permette di sbloccare le retribuzioni del personale scolastico. Come dichiara Francesca Puglisi, relatrice del provvedimento al Senato, “Abbiamo anche evitato che il personale Ata fosse costretto a restituire somme già percepite. I tempi sono maturi per ridiscutere il contratto e valorizzare la professionalità dei docenti“.

Anche il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini si dice “soddisfatta” e rimarca come “con l’approvazione del decreto si sia corretto il tiro rispetto ad un errore commesso in passato che rischiava di pesare sulle tasche degli insegnanti“. “Ora” continua il ministro “bisogna davvero cambiare passo. Dobbiamo uscire dalle emergenze continue, progettare una scuola che ridia dignità agli insegnanti, ma che metta al centro soprattutto il diritto dei nostri giovani ad una formazione adeguata per affrontare il futuro“.

Intanto però, la Ragioneria generale dello Stato comunica che non c’è la copertura per i circa 4.000 docenti che pensavano di andare in pensione due anni fa, ma che si sono trovati sul groppone la riforma Fornero. Avevano già maturato i requisiti per il pensionamento, ma la riforma Fornero non prevedeva che nella scuola si vada per anni scolastici e non solari. 

Il risultato finale è che mancano i soldi – 400 milioni – per mandare in pensione i prof. Che così dovranno restare in cattedra almeno fino al 2017.