La riforma della pubblica amministrazione è in dirittura d’arrivo. Dovrebbe arrivare al sì definitivo entro la prima settimana del mese di agosto. Come ho scritto ieri, il decreto contiene anche delle norme sulle pensioni dei dipendenti pubblici e dovrebbe dare una risposta definitiva i 4.000 esodati a causa della riforma delle pensioni attuata dalla legge Fornero appartenenti al mondo della scuola.

Una volta arrivato il sì definitivo alla riforma, gli esodati potranno chiedere di andare in pensione dal primo di settembre. Chi andrà in pensione non avrà diritto ad ottenere subito il Tfr: il Trattamento di fine rapporto arriverà solo dopo due anni, ovvero quando il professore sarebbe dovuto andare a scuola secondo le norme introdotte con la riforma Fornero. E comunque la somma non arriverà  tutta insieme, ma a rate, e la scansione dipenderà dal reddito.

Il cammino si fa ancora più complicato se si considera che i professori “quota 96” (il numero si raggiunge sommando alla loro età gli anni di contribuzione) avranno 15 giorni di tempo dal momento in cui la riforma sarò legge per presentare la loro domanda di pensione all’Inps. Il nostro ente pensionistico dovrà monitorare le domande dando ad esse un ordine progressivo che dipenderà dall’età e dagli anni di contribuzione. Questo perché se le domande supereranno le 4.000 unità, le domande in eccesso non potranno essere accolte.

C’è una buona notizia anche per i professori che sono andati in pensione nell’annata 2011-2012 con il calcolo contributivo – rinunciando al retributivo (più conveniente). Potranno ottenere una rivalutazione del loro assegno – si parla di un 30% in più che corrisponderebbe ad un aumento di duecento-trecento euro.


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