Per ora è solo un dossier che ha lasciato Antonietta Mundo, l’ex-coordinatore generale del servizio statistico attuariale dell’Inps - ora anche lei è andata in pensione. La signora fino a quando era in servizio si occupava di effettuare stime sulle pensioni future degli italiani. Non si sa come questi fogli sono finiti nelle mani di un giornalista de Il Messaggero.

Un passaggio di questo dossier ha attirato l’interesse del giornalista “Se le stime del Mef (ministero dell’economia e delle finanze, ndr) fossero verificate sarebbe la prima volta che i contributi versati, anziché rivalutarsi, subiscono un decremento“. E questo passaggio ha portato il giornale a far compiere da Progeticasocietà indipendente di consulenza – una serie di elaborazioni.

Secondo questi calcoli, se il Pil aumenta in media del 2% l’anno, un lavoratore trentenne che lasci il lavoro a 67 anni, si troverebbe con una pensione pari al 71% della sua ultima retribuzione. Ma se la crescita del Pil fosse zero, la pensione sarebbe pari solo al 49% del suo ultimo stipendio.

Se il discorso si allargasse ad un cinquantenne, la crescita zero potrebbe significare un assegno ridotto dell’11% – se confrontato con un quadro di crescita al 2%. Insomma se non arriva un po’ di crescita ed inflazione si rischia di essere domani dei pensionati poveri.

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