L’idea era venuta al ministro del Lavoro del governo Letta, l’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini: mandare in pensione chi è ad un anno dal fatidico traguardo – ovvero 66 anni o 42 di contributi. Si chiude il contratto, il datore paga i contributi, il neo-pensionato riceve il suo assegno, e quando andrà in pensione con una detrazione di qualche decina di euro al mese.

Oggi l’idea sarebbe tornata in voga con il nuovo ministro de Lavoro. Secondo le fonti di stampa il costo per lo Stato sarebbe zero, ma non è proprio così. Perchè comunque lo Stato dovrebbe versare la pensione per 150.000 lavoratori senza sapere poi quanti di loro riuscirebbero a restituire l’anticipo.

Al dossier stanno lavorano sia Palazzo Chigi, Inps e ministero del Lavoro. Secondo Giuliano Poletti: “Ci sono tante imprese disponibili ad anticipare una buonuscita perché hanno bisogno di ricambio“. Tra le possibilità c’è anche quella di estendere il periodo ai 4 anni predenti il pensionamento. In questo caso però il costo sarebbe di 2,2 miliardi di euro. Si potrebbe pensare di limitarlo a chi ha perso il lavoro ad un passo dalla pensione.