Qualche giorno fa vi avevo raccontato che il governo Renzi stava pensando ad una soluzione per i 4.000 insegnanti esodati, ovvero per quei soggetti che non sono potuti andare in pensione, a seguito dela famigerata riforma delle pensioni targata Fornero. Oltre a questo il decreto sulla Pubblica Amministrazione prevedeva che gli statali avrebbero potuto essere messi in pensione al raggiungimento del 62 anno d’età, a condizione che avessero raggiunto il limite massimo di contributi  previdenziali, senza subire penalizzazioni.
Ora le carte in tavola cambiano: il ministro Marianna Madia ha annunciato che il governo presenterà quattro emendamenti soppressivi su alcuni punti del decreto sulla pubblica amministrazione. E così, dopo aver sbloccato il pensionamento per gli insegnanti esodati, si fa un passo indietro. Gli statali poi potranno andare in pensione a 62 anni, ma solo se accetteranno delle penalizzazioni sul loro assegno pensionistico.
Infine sparisce il tetto dei 68 anni per il pensionamento dei professori universitari e dei primari. Difficile capire le ragioni che hanno portato a questo dietrofront. I più parlano di un braccio di ferro con il commissario per la spending review Carlo Cottarelli e i suoi attacchi Se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa – aveva scritto sul blog – il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro. Condizione, a mio giudizio, essenziale per una ripresa dell’occupazione in Italia“.

Qualunque sia stato il motivo che ha scatenato questo passo, la mossa del governo ha procurato più di un malumore, anche all’interno del Partito democratico. E il decreto sulla PA dovrà ottenere il voto di fiducia del Parlamento….

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