Riassunto delle puntate precedenti: la prima legge di stabilità del governo Letta ha ripristinato la rivalutazione delle pensioni in base all’inflazione
dell’anno precedente. Il governo Monti l’aveva bloccata tra il 2012 ed il 2014. L’adeguamento all’aumento dei prezzi è comunque parziale. Le pensioni sotto i 1.486 euro avranno una rivalutazione pari al 100% dell’inflazione.

Per le pensioni comprese tra 3 e 4 volte il trattamento minimo – ovvero tra 1.486 e 1.981 euro -, grazie a un emendamento del deputato del Partito Democratico Maino Marchi, potranno aumentare del 95% dell’inflazione – contro il precedente 90% previsto dalla versione originale della legge di stabilità.

Per gli assegni compresi tra 1.981 e 2.475 euro ci sarà invece un aumento del 75% del caro-prezzi. Rivalutazione che sarà destinata a scendere al 50% dell’aumento dei prezzi tra 2.475 euro circa e 2.973 euro lordi. Sopra i 3.000 euro lordi – siamo a circa 2.120 euro netti – la rivalutazione scenderà al 40% dell’inflazione (e al 45% dal 2015).

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