Il primo gennaio del 2014, il governo Letta ha introdotto il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro. Si tratta di un prelievo sugli assegni pensionistici più elevati, ovvero quelli oltre – più o meno – i 91.300 euro lordi annui. Il contributo è di carattere progressivo e funziona così:  per gli importi superiori alla soglia dei 91.340 euro la trattenuta è pari al 6%, se si supera i 130.941 si passa al 12%, che diventa il 18% quando si arriva oltre alla soglia dei 195.737 euro.

Sul contributo di solidarietà si attende ancora il giudizio della Corte Costituzionale, che dovrà stabilire se è questo prelievo può considerarsi compatibile con il nostro ordinamento. Questo contributo, indipendentemente dal giudizio della Suprema Corte è destinato ad esaurirsi con la fine dell’anno in corso perché la legge di Stabilità entrata in vigore nel 2016 non ha previsto la sua proroga. dove dovrebbero andare a finire questi soldi? La Legge 147/2013 ha stabilito che le risorse ottenute con questo prelievo dovessero andare a finanziare gli interventi a favore degli esodati, mentre gli importi provenienti dai vitalizi erogati ai soggetti che hanno ricoperto funzioni pubbliche dovessero andare ad alimentare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, progetti di ricerca e innovazione ed il fondo di garanzia per la prima casa. Finora nessun governo ha fatto luce sull’effettiva disposizione dei fondi che sono realizzati attraverso questa forma di imposizione, aumentando se possibile ancora di più il risentimento dei soggetti a cui è stato imposto questo balzello.