Ora i lavoratori prossimi alla pensione possono richiedere il part time in uscita usufruendo di un’agevolazione. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha finalmente firmato il decreto che disciplina questo meccanismo introdotto con la legge di Stabilità 2016 – che diventerà operativo dopo la registrazione della Corte dei Conti.

Possono accedere al part time in uscita i lavoratori del settore privato con un contratto a tempo pieno ed indeterminato che abbiano raggiunto i requisiti minimi per ottenere la pensione di vecchiaia – ovvero i vent’anni di contributi – e che raggiungano l’età per andare in pensione entro la fine del 2018 (ovvero andranno in pensione entro tre anni).

I possessori di questi requisiti, potranno concordare col datore di lavoro il passaggio al part-time, ottenendo una riduzione oraria tra il 40 ed il 60%, e una somma esentasse corrispondenti ai contributi previdenziali che il datore avrebbe dovuto pagare per l’orario non lavorato. Chi accederà a questa forma di part time agevolato, percepirà poi al momento di andare in pensione lo stesso assegno che avrebbe maturato continuando a lavorare a tempo pieno.

Per ottenere questa agevolazione, il lavoratore interessato deve richiedere all’Inps – per via telematica se ha il pin dispositivo, oppure attraverso un patronato, o ancora rivolgendosi ad un’ufficio sul territorio – la certificazione che attesta il possesso del requisito contributivo e anagrafico.

Ottenuta la documentazione dall’Inps, il passo successivo è quello di chiedere e poi stipulare con il proprio datore di lavoro “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato” di durata pari al periodo che va dall’acceso al beneficio alla data di maturazione dei requisiti anagrafici per la pensione. Una volta stipulato in contratto deve ottenere nel giro di dieci giorni, l’autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro e dell’Inps.

Il decreto ha stabilito dei limiti alla contribuzione figurativa che lo Stato pagherà per chi accederà a questo part time in uscita agevolato, che saranno pari a 60 milioni di euro nel 2016, 120 milioni nel 2017 e 60 milioni per il 2018. Quindi chi vuole ottenere questo vantaggio non deve perdere tempo.