Torna a parlare di pensioni anticipate, Matteo Renzi, e lo fa a “Porta a porta”, svelando qualche dettaglio importante circa la riduzione dei trattamenti previdenziali prevista dalla nuova Ape (Anticipo Pensionistico), strumento che verrà inserito nella prossima legge di Stabilità e che consentirà a chi ne ha il diritto di andare in pensione prima del tempo, previa lieve decurtazione economica del proprio assegno. Decurtazione che, secondo il premier, sarà variabile secondo il numero di anni dell’anticipo e l’entità dell’assegno percepibile. e sarà compresa in una forbice tra l’1% e il 4%.

Il meccanismo prevede che per andare in pensione devi essere disposto a rinunciare a una piccola percentuale su base annua, variabile tra l’1% e il 3%“, conferma Renzi. “Per quelli che hanno una pensione bassa e magari già 65 anni, si può pensare a un taglio dell’1%, per altri si può arrivare al 4%“. L’Ape verrà inserita nella legge di Stabilità 2017, come detto, ma il presidente del Consiglio non ha escluso una sua possibile anticipazione già entro la fine di quest’anno solare: “Se riusciamo lo facciamo prima del 2017, ma stiamo ancora studiando i numeri“.

A beneficiare dell’intervento saranno, in un primo momento, gli appartenenti alle classi 1951, 1952 e 1953, mentre solo in seguito, come ricordato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, toccherà al triennio seguente. Saranno le banche e le assicurazioni a erogare attraverso l’Inps le fette di pensioni anticipate come prestito, che poi sarà restituito dal pensionato a rate, con un percorso di ammortamento (ancora da definire nei dettagli) che potrebbe oscillare tra i 10 e i 20 anni; gli interessi da garantire agli istituti, invece, saranno coperti dallo Stato e costeranno circa un miliardo di euro. “Il problema è che in Italia ci sono state delle autentiche vergogne: fino agli anni ’80 c’erano le pensioni baby, poi si è iniziato a dire che bisognava andare in pensione un po’ più tardi“, ha commentato Matteo Renzi. “Il principio che ha portato a aumentare l’età pensionabile non è sbagliato, ma il modo in cui è stato fatto ha portato una fascia di pensionati, nati tra il 1951 e il ’55 ad aspettare i 66 anni. Magari molti sono contenti di lavorare, ma c’è anche gente a cui girano le scatole“.