Oltre ad aver parlato della riforma degli scaglioni Irpef a partire dal prossimo anno, durante il suo solito filo diretto social coi cittadini Matteo Renzi ha dato importanti dettagli su ciò che il governo intende fare sul tema molto sentito delle pensioni anticipate. “Ci stiamo muovendo per intervenire già nella legge di Stabilità 2017″, ha annunciato ieri il premier ai follower di Twitter e Facebook, per poi approfondire la questione in mattinata.

Abbiamo già il nome, il simbolo e il logo, si chiamerà Ape (acronimo di Anticipo Pensionistico, ndr)“, ha dichiarato Renzi, svelando di fatto che il meccanismo è già stato messo a punto, “e consentirà di anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo“. Della nuova misura andrebbero a beneficiare coloro che stavano per andare in pensione ma che, per usare le parole del primo ministro, “hanno perso il treno” a causa dello scalone secco voluto dalla riforma Fornero: ovvero, le generazioni tra il 1951 e il 1953.

L’Ape, la cui approvazione sarà comunque subordinata al consenso di Bruxelles, dovrebbe costare all’incirca un miliardo di euro, ottenibili con coperture pubbliche e private (banche, assicurazioni, imprese): un impatto decisamente meno ingombrante di quello che comporterebbero altre soluzioni di flessibilità ventilate, il cui costo ipotetico arrivava a sfiorare i 5-7 miliardi. Secondo le prime indiscrezioni, lo strumento messo a punto dal sottosegretario Nancini consisterebbe di un anticipo sulla pensione di massimo tre anni, con una penalizzazione calcolata sulla base del livello di reddito del lavoratore. Le categorie di lavoratori che dovrebbero essere interessate dall’Ape sono tre: coloro che vogliono andare in pensione anticipata per motivi personali; i disoccupati che non hanno ancora raggiunto i requisiti per andare in pensione; i lavoratori che le aziende vorrebbero prepensionare.

Come prevedibile, l’annuncio di Matteo Renzi non ha incontrato il favore dei sindacati. Per il segretario generale di Spi-Cigl, Ivan Pedretti, “bisognerebbe smetterla con gli annunci e provare a dire veramente quello che si vuole fare, aprendo un tavolo di confronto. Per questo saremo in Piazza del Popolo a Roma il prossimo 19 maggio“.