Il governo è al lavoro sulla riforma delle pensioni. Una delle proposte principali riguarda l’APE, ossia l’anticipo pensionistico, che dovrebbe consentire a tutti i nati tra l’anno 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del previsto. A beneficiarne dovrebbero essere alcune tipologie di lavoratori (come disoccupati, esodati e così via), che potrebbero avere flessibilità in uscita che il Governo pensa di coprire come prestito previdenziale.

Una soluzione che ai sindaci pare non piacere affatto, anche perché i termini sembrano ancora poco chiari. È per questo molti di essi stanno cercando di offrire soluzioni alternative a questa riforma delle pensioni che convince poco e piace ancora meno. Soluzioni che dovrebbero essere messe sul piatto il prima possibile, dato che la Legge di Stabilità dovrebbe essere approvata il prossimo mese di settembre.

Pensioni, APE: proposte alternative dei sindacati

Fra le proposte per la riforma delle pensioni spiccano quelle di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. Contraria da sempre all’anticipo pensionistico (il cosiddetto APE), la Camusso punterebbe sulla modifica della legge Fornero, che agirebbe su tutte le categorie di lavoratori senza fare alcuna distinzione fra di esse.

Secondo il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, la soluzione migliore potrebbe invece essere quella di introdurre sì un’APE ma di prevedere dei diversi tassi di interesse dei prestiti.

Insomma, la strada sembra essere ancora parecchio tortuosa e poco chiara. E ci sarà da scommettere che tra governo Renzi e sindacati sarà dura battaglia per cercare di addivenire ad una riforma delle pensioni che possa consentire allo Stato di continuare a preservare un sistema sempre più a rischio fallimento e ai sindacati di mettere al riparo i diritti dei lavoratori.