Importanti novità per quanto riguarda le pensioni. Al termine dell’incontro tra i sindacati e il sottosegretario sottosegretario alla Presidenza del consiglio Tommaso Nannicini è infatti emerso che l’anticipo pensionistico tramite prestito, il cosiddetto Ape, arriverà fino a 63 anni, con uno scarto di tre anni e sette mesi rispetto a quanto fissato (i sindacati inizialmente avevano chiesto quattro anni).

I costi però saranno variabili, e partiranno da zero fino a un taglio del 15-20%. Maurizio Petriccioli della Cisl ha spiegato che la fase di sperimentazione della misura avrà una durata di due anni “per vedere quanto viene utilizzato e come funzionerà lo strumento”.

Ancora da definire però le risorse che il governo dovrà trovare per sostenere l’anticipo, ma sembra certo che al di sotto dei 1200 euro di pensione netta l’Ape avverrà a costo zero.

Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha ribadito a Presadiretta che “il problema vero che abbiamo oggi in Italia è quello dell’equità e non quello della sostenibilità finanziaria del nostro sistema pensionistico“.

Entrando nel merito, Nannicini ha provato a fare esempi concreti: “Per un lavoratore che avrebbe diritto a mille euro di pensione un anno d’anticipo gli costerà una cifra da 50 a 60 euro al mese per 20 anni, mentre tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese. Il prestito sarà erogato da una banca che poi lo girerà all’Inps.” Il coinvolgimento della banche sarebbe stata l’unica strada ipotizzabile, in quanto il costo ipotetico dell’operazione per lo Stato oscillerebbe tra i 7 e i 10 miliardi di euro.

È scontro tra Boeri e Nannicini, infine, in merito all’ipotesi del primo di un prelievo sulle pensioni troppo alte rispetto ai contributi versati. Il sottosegretario frena, adducendo come motivazione la difficoltà dei calcoli che “richiedono molte ipotesi e molti dati. Rischi davvero di tagliare pensioni alte ma meritate, oppure di toccare pensioni che sono generose rispetto ai contributi versati ma sono basse”.