A partire dal primo gennaio del nuovo anno entreranno in vigore alcune novità in materia di pensioni. Si tratta di modifiche conseguenti alla vecchia Legge Fornero, che comporteranno lo scatto di gradino per le donne che andranno in pensione di vecchiaia (che aumenterà di quattro mesi) e la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. La Legge di Stabilità del governo poteva infatti intervenire solo marginalmente in fatto di pensioni.

Tutto ciò comporterà che dal primo gennaio 2016 le donne dipendenti nel settore privato potranno andare in pensione di vecchiaia a partire da 65 anni e 7 mesi (non più a 63 anni e 9 mesi) mentre le lavoratrici autonome potranno beneficiarne a partire da 66 anni e 1 mese. Coloro che compiranno 57 anni e 3 mesi nel 2015 (58 se autonome) e avranno almeno 35 anni di contributi, potranno andare in pensione nel 2016, una volta atteso il periodo previsto dalla finestra mobile (che consiste in un anno per le donne che lavorano come dipendenti nel privato e in un anno e mezzo per le lavoratrici autonome).

Da tutto ciò si ricava, che per quanto riguarda le pensioni, le donne nate nell’anno 1953 dovrebbero essere quelle maggiormente penalizzate poiché per beneficiare dell’assegno pensionistico dovranno attendere il 2020. Coloro che sono nate nel 1952, invece, potranno uscire dal mondo del lavoro a partire dai 64 anni d’età (più l’aspettativa di vita di quattro mesi) e con 20 anni di contributi.

Nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo

Le novità in materia di pensioni che arriveranno a partire dal 2016 comporteranno innovazioni anche per quanto riguarda il calcolo dei nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo. Questo farà sì che la quota contributiva dell’importo pensionistico, a parità d’età di uscita, sia più basso, in quanto moltiplicato per un coefficiente inferiore. Per gli uomini ciò comporterà un calo dello 0,99 per cento mentre le donne un aumento del 4,09 per cento.