Lo aveva annunciato lo stesso primo ministro. Matteo Renzi, in occasione del ritiro del decreto che conteneva la tanto contestata norma salva Berlusconi: il 20 febbraio sarebbe arrivato un decreto fiscale “più ricco e più bello“. In realtà Palazzo Chigi pensa di far votare sei decreti attuativi che riguarderanno la certezza del diritto e la revisione dei reati tributari, la fiscalità internazionale, la fatturazione elettronica, i giochi, il catasto, e – se ci sono i soldi – la riforma dei regimi contabili – questo punto dovrebbe trattare delle novità sulle partite Iva – e la nuova Iri.

A marzo poi dovrebbero arrivare nuovi decreti sul nuovo contenzioso, l’accertamento e la riscossione. Si sta anche pensando alla concessione di una proroga al governo Renzi. Secondo la vecchia tabella dei tempi avrebbe tempo fino al 27  marzo per attuare la delega fiscale . A breve dovrebbe arrivare una proroga di sei mesi che dovrebbe passare come emendamento al decreto sull’Imu agricola.

Le novità più interessanti dovrebbero essere contenute nel decreto sui regimi contabili, ma vedranno la luce solo se saranno trovate le coperture finanziarie – i soldi potrebbero arrivare da una riforma degli ammortamenti – per i minimi e il debutto dell’Iri. L’ispirazione per queste misure viene dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti – uno dei pochi superstiti di Scelta Civica – e riporterebbe in vita il vecchi regime dei minimi con la sua imposta sostitutiva del 5% – che nell’ultima legge di Stabilità è diventata del 15%, ridotta al 10% per le nuove iniziative. Gli altri cambiamenti dovrebbero essere legate all’Iri, ovvero l’Imposta sul Reddito Imprenditoriale.

Con la nuova imposta cosa cambierà? Il reddito d’impresa ora soggetto a Ires sarà assoggettato a Iri, mentre il reddito d’impresa o di lavoro autonomo ora soggetto ad Irpef verrà assoggettato all’Iri. E’ prevista anche la semplificazione dei regimi fiscali in questi casi per i contribuenti minori e di piccole dimensioni – si pensa ad un’aliquota del 15%.