Un classico della politica italiana. Dopo aver tracciato le basi per cambiare il sistema dei minimi decide che stava solo scherzando. A meno di nuovo giravolte che portino a mantenere in vita il nuovo regime che dovrebbe entrare in azione il 1 gennaio 2015. In sintesi Scelta Civica ha presentato un emendamento ispirato dal sottosegretario al ministero dell’Economia Enrico Zanetti che punta a mantenere la tassazione al 5% ma non solo.

Le modifiche proposte da Scelta civica – e che potrebbe essere fatte proprie dalla relatrice al Ddl in commissione Finanze, Silvia Fregolent del partito democratico – non riguardano solo l’aliquota sostitutiva. Si vorrebbe mantenere invariato anche il vecchio limite dei ricavi a 30.000 euro ed evitare così i livelli variabili in base al tipo di attività previsto ora, che fissa un limite considerato penalizzante per alcune categorie – i professionisti, gli agenti di commercio, le partite Iva del settore costruzioni e attività immobiliare, uscirebbero dal regime dei minimi con ricavi superiori ai 15.000 euro.

Le proposte non si fermano qui. Si vorrebbe mantenere anche l’attuale sistema di calcolo del reddito – in cui l’utile si ottiene dalla differenza tra i ricavi ed i costi effettivamente percepiti ed erogati. Le modifiche vorrebbero arrivare pure a cancellare il limite di cinque anni di questo regime – ma è facile immaginare che quest’ultima modifica non passerà mai il vaglio della Ragioneria generale dello Stato.

Un’ultima annotazione: se dovessero passare queste modifiche si perderebbe uno dei vantaggi del nuovo regime, ridurre la tassazione per i tanti che hanno una partita Iva, hanno più di 35 anni e guadagnano poco perché magari sono dei parasubordinati – che come abbiamo scritto qualche giorno fa, guadagnano in media 19.000 euro, ma molto spesso si devono accontentare di cifre inferiori.

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