La partita IVA comunitaria nasce dall’esigenza di uniformare, all’interno del mercato unico europeo, l’aliquota IVA, uniformando così il sistema della tassazione Ue. La partita IVA comunitaria è quindi una partita IVA che è autorizzata ad operare con l’estero (che si tratti di esportazione o importazione) ma non tutte le imprese possono averla di diritto.

Affinché si possa ottenere una partita IVA comunitaria, infatti, occorre richiedere lo status di impresa comunitaria congiuntamente alla richiesta di apertura di partita IVA. Per fare ciò, occorre seguire un iter burocratico ben preciso.

Partita IVA comunitaria: come si apre

Per richiedere lo status di impresa comunitaria quando si apre la partita IVA è necessario seguire questo iter: o compilando un apposito modello quando si apre la partita IVA (in particolare compilare il riquadro AA9 dello stesso), indicando il presunto importo delle operazioni di acquisto e di vendita che si effettueranno; oppure inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno all’Agenzia delle Entrate (all’ufficio competente in base alla sede legale dell’impresa) successivamente all’avvio della partita IVA e almeno trenta giorni prima della data in cui dovrà essere effettuata la vendita (o l’acquisto) all’interno dell’Unione europea.

Una volta ricevuta la richiesta, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate dispone di trenta giorni di tempo per accettarla oppure per rifiutarla. Qualora dovesse essere accettata, la partita IVA sarà iscritta all’interno del Registro VIES e potrà effettuare operazioni con tutti gli altri Paesi dell’Unione europea.

Partita IVA comunitaria: vantaggi

Dal punto di vista fiscale, possedere una partita IVA comunitaria non comporta alcun vantaggio. Essa è infatti una partita IVA del tutto identica a quella che viene comunemente aperta anche in Italia. Possederla, però, agevola da un punto di vista pratico perché tale partita IVA permette di scaricare l’IVA sui bene e servizi necessari all’impresa. Se si possiede la partita IVA comunitaria si può quindi ricevere il rimborso dell’IVA versata per l’acquisto di beni e servizi (così come l’IVA ricevuta dai clienti deve essere versata nelle casse dell’erario).