Un agricoltore può continuare ad essere “attivo” anche se in possesso di una partita IVA inattiva, a patto di rispettare alcuni requisiti. Vediamoli in dettaglio.

Per dimostrare il requisito di “agricoltore attivo” è possibile provare di rientrare nei seguenti casi:

  • agricoltore al di sotto una certa soglia di pagamenti diretti nell’anno precedente pari a:
    • 5.000 euro per le aziende prevalentemente ubicate in montagna e/o zone svantaggiate;
    • 1.250 € nelle altre zone;
  • agricoltore iscritto all’INPS in qualità di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale (Iap) o colono o mezzadro;
  • agricoltore titolare di partita IVA attivata in campo agricolo prima del 1° agosto 2014 e, a partire dal 2016, presentazione della dichiarazione annuale dell’IVA;
  • agricoltore con proventi totali ottenuti da attività agricole nell’anno precedente che rappresentano almeno un terzo dei proventi totali ottenuti nell’anno precedente;
  • agricoltore con importo annuo dei pagamenti diretti almeno pari al 5% dei proventi totali ottenuti da attività non agricole nell’anno precedente;
  • agricoltore con attività principale o oggetto sociale di persona giuridica registrata come attività agricola.

Ricordiamo che la legge del decreto n. 70/11 (c.d. Decreto sviluppo) ha previsto la chiusura d’ufficio per le partite IVA inutilizzate, ovvero per le quali non sia esercita l’attività per tre annualità consecutive o non sia stata presentata la dichiarazione IVA annuale. Tale norma riguarda tuttavia le sole attività di impresa o di arti e professioni o chi, obbligato a presentare la dichiarazione annuale IVA, non abbia adempiuto. Sono quindi escluse dalla chiusura d’ufficio le partite IVA relativa alle attività agricole, comprese quelle svolte in regime di esonero, ovvero con un volume di affari inferiore a 7.000 euro che sono esonerati da qualsiasi obbligo contabile e dichiarativo.