Come previsto dalla legge di Stabilità, il prossimo 20 maggio partirà la sperimentazione del part time in uscita per i lavoratori prossimi alla pensione. Lo ha confermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, tramite un videomessaggio inviato alla Giornata nazionale della Previdenza di Napoli. “Vedremo se questa iniziativa piacerà a lavoratori e imprese“, ha commentato Poletti. “Il tema va comunque considerato, perché è dentro le logiche con cui si costruisce un nuovo welfare per il nostro paese“.

Il progetto del part time in uscita, o agevolato, prevede un percorso graduale di dismissione dal mondo del lavoro, attraverso il quale il lavoratore si vedrà dimezzare (o quasi) le ore di presenza in azienda, guadagnerà di meno, ma ciò non andrà a intaccare l’assegno pensionistico che gli verrà erogato. Secondo il decreto attuativo firmato dallo stesso Poletti a metà aprile, l’uscita pilotata andrà a interessare solo un ristretto numero di lavoratori: circa 400mila sono quelli che rispondono ai requisiti, circa 20mila le richieste che il governo potrà soddisfare, considerando i fondi stanziati (ovvero 60 milioni di euro per il 2016, 120 per il 2017, 60 per il 2018). Per richiedere il part time agevolato, un lavoratore dovrà aver raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia entro la fine del 2018, dovrà aver versato 20 anni almeno di contributi e dovrà avere un contratto a tempo indeterminato nel settore privato.

L’attivazione del part time agevolato è soggetta a previo accordo tra lavoratore e azienda, che preveda un nuovo contratto di lavoro con orario compreso tra il 40% e il 60% di quello precedente, e di durata equivalente al periodo che manca al lavoratore per il raggiungimento della pensione di vecchiaia. Lo stipendio, invece, non calerà proporzionalmente: per una riduzione di orario del 50%, il lavoratore percepirà circa il 65% del salario precedente, e il suo futuro assegno pensionistico non subirà alcuna modifica.