L’uguaglianza tra i sessi passa anche attraverso la parità di trattamento salariale tra donne e uomini. Una parità che dovrebbe portare soggetti di entrambi i sessi ad essere pagati allo stesso modo a parità di mansioni svolte e di qualificazione. Sembra un concetto piuttosto acquisito e invece non è esattamente così, soprattutto in molte zone del mondo e anche in diversi Paesi occidentali.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati sono piuttosto incoraggianti perché in base alla classifica dei Paesi Ocse stilata in occasione della festa della donna dell’8 marzo, il nostro si piazza al quarto posto, con un gap medio di 5,6 per cento tra i due sessi. Un dato, quello italiano sulla parità di trattamento salariale tra uomini e donne, di molto inferiore rispetto a quello di Francia e Germania, dove la disparità resta evidente (per i francesi il gap è di 13,7 per cento, per i tedeschi del 17,1 per cento), almeno stando ai dati relativi ai salari lordi medi dell’anno 2015. Il dato dell’Italia appare ancor più meritevole se si pensa che la media dei Paesi Ocse si attesta attorno al 14,7 per cento.

Il Paese Ocse in cui la parità di trattamento salariale tra uomini e donne si fa sentire di più è il Belgio (la disparità si attesta infatti attorno al solo 3,3 per cento). Seguono a ruota Lussemburgo (4,1 per cento) e Slovenia (5 per cento) che precede l’Italia al quarto posto. Negli Stati Uniti il gap è del 18,9 per cento mentre nel Regno Unito del 16,9 per cento. Il Paese in cui la disparità di trattamento salariale è più evidente è la Corea (36,7 per cento), ultima dopo Estonia (28,3 per cento) e Giappone (25,9 per cento).