Il primo ad annunciarlo è stato Libero, secondo il giornale diretto da Maurizio Belpietro la Commissione Tributaria del Lazio, con la sentenza 597/2013, ad accogliere la richiesta di un contribuente che si era opposto alle cartelle esattoriali relative al mancato pagamento del canone Rai, “producendo la domanda di richiesta di oscuramento inviata alla Rai“.

Io non so se il giornale abbia riportato correttamente lo svolgimento dei fatti, ma se la ricostruzione fosse corretta, come scrive anche l’associazione dei consumatori Aduc, credo “che un qualunque appello su questa sentenza vedrà l’accoglimento: la legge in merito è chiara, non si paga l’imposta/canone per vedere la Rai, ma per il possesso di un apparecchio tv che riceve trasmissioni“.

La materia infatti è ancora disciplinata da un vecchio decreto regio di epoca fascista, il n° 246 del 1938. L’articolo 1 precisa che “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto“. Dunque oscurare solo i canali Rai non basta per non pagare il canone.

A togliere ogni dubbio arriva l’articolo 10, che prevede solo poche eccezioni a questo obbligo: si può non pagare il canone solo in caso di cessione, non detenzione o richiesta di suggellamento degli apparecchi.

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