I paesi aderenti all’OCSE hanno registrato una brusca frenata nell’ultimo trimestre dell’anno scorso: il Pil ha registrato un +0,2%, in calo dal +0,6% del trimestre precedente. L’economia italiana si è ancora una volta distinta in senso negativo, registrando il peggior risultato tra i paesi Ocse: -0,7% dopo il -0,2% registrato nei precedenti tre mesi dell’anno.

Area Euro molto debole

L’ultimo trimestre dello scorso anno è stato caratterizzato da una debolezza diffusa dei paesi dell’area Euro. In Germania il Pil si è contratto dello 0,2%, in flessione dopo il +0,6% dei tre mesi precedenti. Unica eccezione tra i maggiori paesi della regione è stata la Francia, che è si rallentata a +0,2% rispetto al +0,3% del terzo trimestre, ma ha comunque mantenuto un tasso di crescita positivo. Un’indicazione positiva è arrivata dagli Stati Uniti, dove il Pil è cresciuto dello 0,7% rispetto al +0,5% di inizio anno. Nel Regno Unito il Pil ha registrato un -0,3% rispetto al +0,6% del periodo. Il Pil si è contratto anche in Giappone, e passa da +1,7% a -0,2%.

L’Ocse ha sottolineato come a livello globale “tutti le principali componenti della domanda finale hanno contribuito al rallentamento”. Solo le scorte si sono sottratte alla tendenza negativa, rimanendo invariate dopo un calo dello 0,2% nel terzo trimestre. In territorio positivo, seppure in frenata, la crescita dei consumi privati, degli investimenti e delle esportazioni nette rallentato nel quarto trimestre, mentre la spesa pubblica si è contratta, abbassando dello 0,1% la crescita complessiva del Pil Ocse.