Gli effetti della crisi nell’Eurozona si vedranno anche nei Paesi emergenti. Ne è convinta Moody’s, che oggi ha tagliato le stime di crescita su un gruppo di 20 economie emergenti. La ragione? Un più debole scenario esterno, e in particolare la crisi nel Vecchio continente, e un rallentamento della domanda interna.

Secondo l’agenzia di rating statunitense, i Paesi emergenti nel loro insieme cresceranno quest’anno del 5,2% e non più del 5,8% come previsto ad aprile. L’anno prossimo la loro crescita è stimata del 5,7% contro il 6% atteso in precedenza. La revisione al ribasso è stata dettata dagli effetti della crisi nell’Eurozona sull’economia globale. “Manteniamo le nostre previsioni per una crescita relativamente robusta negli Usa, ma continuiamo ad aspettarci che l’area euro affronti una recessione nel 2012”, si legge nella nota.

A pesare sull’economia mondiale e di quindi sui Paesi emergenti anche la volatilità dei mercati finanziari, gli sforzi per consolidare i bilanci, la debole fiducia tra i consumatori e gli imprenditori, i livelli di disoccupazione persistentemente elevati e l’indebolimento del mercato immobiliare. Moody’s prevede per le economie sviluppate del G20 una modesta ripresa: un +1,4% quest’anno e una espansione del 2% nel 2013, in linea con le previsioni elaborate ad aprile.