La pressione fiscale, che attualmente si attesta al 43,3%, scenderà al 40% entro pochi anni, “anche se non facessimo interventi specifici“. Lo ha dichiarato Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, durante un suo intervento a Porta a Porta. Il ministro ha anche annunciato che già dal prossimo anno potrebbero esserci margini per tagliare l’Irpef alle famiglie agendo sull’Ires, il cui taglio era già previsto dalla vecchia legge di Stabilità a partire dal 2017: “Se possiamo anticipare il taglio dell’Irpef lo faremo e vedremo di quanti punti. Comunque punti che si sentiranno nelle tasche“.

Notizie meno positive per ciò che riguarda il debito pubblico, che nel 2016 calerà sì, ma meno delle aspettative, ovvero meno di un punto percentuale. Ciononostante, secondo Padoan, “gli investitori hanno sempre meno paura dell’Italia” e l’imprenditoria nazionale resta vitale e “il potenziale innovativo è gigantesco, a partire dal capitale umano“. Obiettivo dichiarato del governo, dunque, deve essere quello di “creare condizioni nelle quali questi potenziali siano sfruttabili al massimo“.

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, punto fermo della proposta Cinquestelle, che lo vorrebbe fissato a 780 euro, Padoan resta molto scettico, considerandola una strada non percorribile: “Il nostro Paese con il debito che ha molto difficilmente potrebbe permetterselo“, ha dichiarato il ministro. “Il reddito di cittadinanza, come il reddito minimo, dipende da come si fissa e per il reddito di cittadinanza il problema è duplice: da una parte la sostenibilità finanziaria, assai assai problematica, dall’altra il criterio con cui vi si accede, magari per alcuni ce n’è bisogno per altri no. Non si può ragionare in astratto“.

Infine, il ministro ha parlato anche della Brexit, l’ipotesi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: “Non ho una previsione ma leggo i sondaggi che indicano una prevalenza di quelli che vogliono lasciare. Succederebbero tante cose non positive e si entrerebbe in una fase di incertezza istituzionale con due anni di negoziati e non sarebbe una trattativa facile“. L’Italia sarebbe meno colpita di altri paesi, come Irlanda e la Francia, economicamente legati a doppio filo al Regno Unito, ma la situazione sarebbe comunque molto insidiosa anche per noi.