Crisi, credit crunch, bolle speculative.
Termini nati dal mondo finanziario ma che negli ultimi mesi sono entrati nel vocabolario di tutti gli italiani a causa dell’aggravarsi della congiuntura economica che ha investito tutte le classi sociali, da quelle più umili a quelle dei facoltosi più sfrenati.

Questi termini possono però adattarsi anche al tema di sostenibilità ambientale come dimostrato dagli studi del Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale no-profit basata negli Stati Uniti, Belgio e Svizzera e che è impegnata nella promozione di stili di vita sostenibili. Secondo un loro studio ieri, 22 agosto 2012, è stato l’ultimo giorno in cui si poteva dire di essere “a credito” rispetto al nostro pianeta.

In altre parole le risorse naturali che la Terra mette a disposizione per i suoi abitanti e che si rinnovano annualmente per essere disponibili anche nell’anno o, se vogliamo mantenere il parallelismo con il mondo finanziario, nell’esercizio successivo si sono esaurite.
A partire da oggi, e fino al 31 dicembre prossimo, vivremo in una situazione di “conto in rosso” con il nostro pianeta indebitandoci, di fatto, con la Terra ed andando a consumare risorse che la natura non è in grado di rigenerare.

L’analisi della Global Footprint Network è impietosa e mostra una tendenza decisamente preoccupante. Se nel 1987, primo anno di calcolo di questo interessante studio, “l’overshoot day” era stato toccato in data 19 dicembre, con il passare degli anni si è assistito a una violenta accelerazione di questa tendenza “bruciando” in meno di 25 anni quasi 4 mesi. Più di un’intera stagione andata letteralmente in fumo.

Da questa interessante analisi risulta evidente che stiamo vivendo sopra le nostre possibilità sfruttando o meglio divorando  risorse che non ci spetterebbero. Il conto, esattamente come nella finanza, arriverà più avanti e sarà scaricato molto probabilmente sulle generazioni future.
Visto da questo punto di vista il crudele parallelismo con il mondo della finanza risulta sempre più evidente. E tra i due mali risulta veramente difficile scegliere quale sia quello maggiormente da biasimare.